Associazione KORE
Educazione Psicosomatica



Il Corpo Racconta - La Pelle

Una visione diagnostica che vada oltre le indagini chimiche e strutturali classiche - quando una patologia esplode sul corpo - spinge anche a ridefinire il concetto di salute;
Che cosa è salute e che cosa è patologia ?
Si scopre che l’assenza di patologia non è salute, la salute ed il benessere sono dimensioni più ampie ed in relazione al rispetto dell’individuo.
E’ necessaria una educazione alla conoscenza delle proprie potenzialità e fragilità e del loro valore; le potenzialità riguardano l’individuo, le fragilità si sono strutturate sulla persona negli anni in cui il corpo si forma. La salute è equilibrio tra l’aspetto organico, spirituale e relazionale , ognuno è connesso agli altri. Nella persona tutti sono ormai scolpiti nel profondo, dove sono sostanza relazionale, unità. Stare bene significa e si esprime con il termine “benessere”; quindi anche le situazioni transitorie di disagio, di stress, di tristezza andrebbero trattate come assenza di salute. Questi stati interiori e di vita si possono evidenziare già molto prima che insorga una patologia: gli archetipi, le divinità, le funzioni concretizzate dalla vita al nostro interno, sono ormai maltrattate, disattese le loro esigenze, quindi tradite. La Bibbia – uno dei miti con cui primariamente la nostra civiltà racconta potenzialità e limiti dell’umanità - dice che Dio è lento all’ira e forte nell’amore; quando insorge una patologia ormai da tanto la sacralità della funzione era ignorata. I miti pagani raccontano di divinità che all’improvviso e ingiustamente si scatenano verso l’umano, ma il corpo e la sua storia, letto con la coscienza e gli strumenti scientifici di adesso, indicano altro.

La patologia insorge quando da troppo tempo l’individuo ignora il disagio.
La mia formazione ha cercato di nutrirsi di quelle forme di medicina ( arte del curare ) che hanno necessità di collegare, dare un senso a tutto ciò che del paziente giunge, da ogni suo linguaggio; ritengono importante utilizzare le molteplici chiavi di lettura di un corpo offerte da discipline diverse.
E’ il percorso più adeguato a scoprire, a rivelare quel che del paziente c’è da sapere per ricondurlo a se stesso… al benessere, alla salute, per educarlo alla prevenzione del disagio e della patologia.
Nel mito cristiano vediamo le immagini di Maria che mostra il figlio, è in adorazione di fronte al figlio di Dio;
L'archetipo del materno indica e sa quale è la sapienza: il bambino racchiude in sé tutto il senso.

In ogni evento della frenesia della vita che si storicizza - in ogni nascita - la fisiologia di quell’individuo mostra le funzioni: come lì accadono, come rispettarle, gli atteggiamenti necessari a questo.
Nella fisiologia risiedono le leggi della natura e da queste scaturiscono i valori necessari alla vita. Ci accompagnano fin dalla nascita, lì sono scolpiti potenzialità e limiti: le neuroscienze sono oggi costrette a “scoprire “ che l’intelligenza di tutto il sistema fisico, di un individuo, non è locale ma diffusa dappertutto ; le prove scientifiche vanno a dimostrare quello che l’olismo dice da sempre, da un punto di vista spirituale.Le neuro scienze offrono oggi la “ teoria della informazione” dove si mettono in evidenza le interconnessioni tra sistema nervoso, endocrino, limbico; si usano termini come rete, punto nodale, molecola informazionale . L’osservatore è partecipante incluso e fa la differenza; è necessario andare oltre la presunta oggettività dell’ esperimento: questo produce – introduce - un nuovo livello di intelligenza, crea: è la coscienza che genera l’esperienza e dà il senso; è il nesso tra noi, l’ambiente e l’universo della realtà in cui ci muoviamo .Sono quindi le informazioni l’anello mancante per comprendere e superare la scissione tra mente e corpo; esse non appartengono né al corpo né alla mente anche se apparentemente ad entrambe, ma all’archetipo - al verbo che si fa carne - si oggettivizza, in-forma di sé .Le emozioni, vie di comunicazione interna, hanno origine nel profondo ed impregnano di sé gli organi i quali, con la propria fisiologia, le raccontano. E’ interessante vedere come si proiettano sulla pelle, organo e funzione di relazione, a cui consegnano il compito di comunicare agli altri - con un sintomo visibile e mostrabile - quanto è fallita la comunicazione con se stessi, cioè la coscienza di quel sentire; diventa allora evidente che è distorta anche la comunicazione con l’esterno, che prenderà solo atto di un sintomo “da combattere “ da rimuovere … da guarire, ma il tentativo del sé è di rivelarsi e di essere ascoltato.

La pelle,  è  il  contatto con il mondo,  e la sua funzione si gioca tra far entrare e stabilire il confine ;  nell’individuo  ci sono  I confini dell’Io  e i confini del Sé .  Con  l’Io - la consapevolezza di ciò che siamo - ma anche di ciò che crediamo di essere, gestiamo la nostra vita per  noi e contro di noi. L’Es rappresenta ciò che siamo veramente, e mai le due istanze coincidono completamente. Le disfunzioni ed i sintomi raccontano i disaccordi tra queste due dimensioni.

La pelle racconta la relazione simbolica che si stabilisce  tra i confini del sé (la pelle) e i confini dell’io ( psichici ).
La pelle diventa un territorio che nasconde e rivela, rivela ciò che nasconde:  disagi in contatti profondi o il sentirsi invasi oltre i limiti delle nostre barriere, disegnandoli geograficamente  sul corpo.

La pelle è il nostro confine,   ci limita dal resto del mondo, è una pellicola che contiene,  definisce e rivela la nostra identità ( ciò che siamo e come ci mascheriamo );  rappresenta anche  il nostro limite: da lì non usciamo, come non dovremmo uscire dalle nostre potenzialità e talenti, da quello che la vita ci ha donato e  chiede di farlo fruttare per restituirlo, per adempiere il nostro compito. Spesso invece inseguiamo altro, quello che non appartiene al nostro destino, ma  appare importante perché frutto di condizionamenti .

 L’organo della pelle  ha funzione di ricezione, protezione e scambio, difesa, di coibentazione, di comunicazione: tutte queste potenzialità riguardano la pelle fisica, ma sono anche funzioni psichiche, modalità degli atteggiamenti. Se la mia pelle è morbida o rigida implica anche la modalità con cui mi relaziono. La protezione e lo scambio sono direttamente collegate, per poter scambiare è necessario far entrare:  quando ci si protegge troppo non si scambia. E’ una superficie che riflette tutti gli organi interni.  Sulla pelle quindi affiorano i disagi emotivi.


Se la pelle è il confine, lì si manifesta il conflitto, come accade nei confini delle relazioni o delle nazioni.
Le malattie cutanee sembrano essere sogni reali proiettati sullo territorio pelle:
per rendere accettabile il messaggio alla coscienza, questo si manifesta con una deformazione del contenuto pulsionale; i sintomi si realizzano con modalità simili ai sogni.

Le emozioni più profonde caratterizzeranno il ritmo del vivere, proprio come disegneranno geograficamente sulla pelle, confine del corpo, ogni disagio del contatto e della relazione.
Quando la dimensione del confine  è avvertita come pericolosa, la difficoltà è nell’ entrare in contatto, nella vasta gamma del suo significato. Se  situazioni o persone sono sentite come irritanti, compaiono le allergie, reazioni momentanee o brevi dove ci difendiamo da un nemico che non c’è; noi percepiamo come pericolose sostanze che in realtà, solo simbolicamente rappresentano un rischio,  sono uno stimolo a ciò che nascondiamo. Un rossore parla di una personalità timida e timorosa che dà una risposta emotiva intensa ad una situazione: vergogna, eccitazione, rabbia, passione che vorrebbe nascondere. 
Se non siamo nella relazione con   la nostra autenticità, la pelle parla per noi. Una libido (la nostra energia vitale, non solo l’Eros) sentita come pericolosa o indecorosa,  può provocare un vissuto di “sporcizia “ che dà senso di colpa: le emozioni collegate disegneranno sul volto un acne alla giovinezza, una rosacea in una età adulta.

Da un punto di vista simbolico un herpes rivela “ voglia di baci,“ o timore, così come un fuoco erotico intenso e disatteso. Il bacio è il più grande attivatore della sessualità, può essere vissuto come pericoloso.
Un prurito  spinge a grattarsi, nel momento questo dà piacere. Quel corpo cerca il piacere in questa forma, perché in altro modo non se lo concede; potremmo dire che cerca il sentire con il fastidio del prurito e poi il sollievo del grattarsi. Il corpo ha bisogno di sentire, la vita per accadere - anche per sopravvivere - necessita di sensazioni che sono trasformazioni chimiche ed emotive .Una delle funzioni della pelle è la coibentazione, per  la regolazione della temperatura corporea: trattiene o disperde il calore .  
Quando al nostro interno le energie non utilizzate si organizzano in una gran rabbia che non ci concediamo, il fuoco della rabbia può affiorare sulla pelle con infiammazioni che possono esprimersi come eczema, dermatite seborroica, psoriasi.  La rabbia diventa un fuoco che arde in noi,  e può surriscaldare e far bruciare la nostra pelle. La nostra energia – disattesa -  è ormai una rabbia diventata sintomo, quindi non più disponibile ad essere spesa. La pelle  rivela il senso immediato di una esperienza  con la reazione di impallidire o di arrossire. Nell’impallidire  il sangue, sostanza che tocca ogni nostra cellula - a cui apporta nutrimento e prende ciò che è da escludere - sostanza carica di noi e nostra essenza in quanto veicola ed accoglie tutto ciò che noi siamo biologicamente( le nostre emozioni = emo – agere ), si ritrae dal volto e dalle parti che più rappresentano il mostrarsi, come il petto e le mani:  nella relazione sta avvenendo qualcosa che ci mette in profondo imbarazzo, da cui ci vorremmo allontanare, assentare, ritrarre,  come fa il sangue.Nell’arrossire vediamo una affluenza di sangue nella parte del corpo che ci identifica, il volto; nella relazione sono comparse, si sono precipitate  più situazioni, più emozioni di quelle che crediamo di mettere in gioco con ciò che stiamo dicendo o facendo; è stato involontariamente evocato altro, ciò che crediamo opportuno celare. Il rossore  riporta nella relazione quelle emozioni, quelle parti biologiche, quelle energie negate e disattese che comunque vanno ad attivare il sangue, in esso irrompono e rivelano ciò che vorremmo celare.

In ogni disfunzione vediamo una reazione immediata del corpo ad un atteggiamento dove qualcosa non viene espresso, qualcosa non entra nella relazione, nell’azione.  In ogni sintomo vediamo che qualcosa di nascosto compare in superficie, è un buttar fuori dei contenuti senza elaborarli,  è quindi un fallimento nella capacità di elaborare dati  e stimoli interni, ormai strutturato: così fa il corpo, ormai.

Le dermatiti allergiche o più strutturate, sono una risposta all’inquinamento ambientale, ma esprimono anche un rifiuto nei confronti di persone o situazioni irritanti, così come verso i ritmi a cui sono sottoposti adulti e bambini.

La pelle, con una delle sue funzioni,  il contatto,  è zona erogena alla nascita e sempre rimane  luogo di percezione ed espressione dell’eros;  tutte le modalità di vita, non solo quelle familiari e amorose, sono caratterizzate dalla relazione che a questa è stato concesso di strutturare con tutto il nostro essere. Alla nascita i bisogni percepiti, dopo la respirazione, sono il nutrimento ed il contatto corporeo; è l’abbraccio, primariamente della madre, a dare la sensazione di accettazione totale di me, piccolo essere unico, diverso da lei: emozione fondamentale per la vita. Quando il bambino non riceve contatto corporeo secondo la propria sensibilità e necessità, il corpo si difende con il meccanismo del rivolgimento nel contrario, non percepirà più bisogno ma idea di fastidio ed anestesia corporea . Questo proteggersi avrà delle conseguenze in ogni ambito della relazione ed in particolare nella sessualità; renderà difficile l’abbandonarsi o porterà ad una difficoltà  a riconoscere e  gestire i bisogni, contribuendo a sviluppare qualche dipendenza: l’angoscia che scaturirà dal non esserci con tutto me stesso nel mio vivere, potrò imparare a placarla con modalità compulsive che si instaurano sulle funzioni di maggior interesse per  la vita, come la relazione con il cibo e con la sessualità.


La pelle diventa anche il luogo privilegiato per  interventi estetici finalizzati a realizzare le  immagini  su come dover essere - strategie suggerite non per migliorare quel corpo   ma per farlo diventare  altro - perdendo la propria unicità e l’espressione che la caratterizza. Sulla pelle risiede il senso del tatto che insieme agli altri organi di senso è una delle protesi del sistema nervoso centrale, uno degli organi da cui riceve informazioni, è il substrato organico della psiche. La pelle comunica al sistema nervoso, il sistema nervoso comunica attraverso la pelle le sensazioni e le emozioni; il tatto, insieme agli altri organi di senso, prepara quale contatto . Il limite ed il contatto:  con una carezza o con un pugno,  la pelle stabilisce un contatto, noi ci mostriamo al mondo da dentro la nostra pelle ed uscire dalla pelle non è possibile . Possiamo vedere nella pelle anche una funzione analoga alla casa, come abitazione: difendere e permettere contatto con altri ; la pelle avvolge e difende la nostra casa -corpo, luogo e dimensione da proteggere e curare delicatamente. Come la casa rivela la nostra personalità, tutte le funzioni della nostra casa - corpo, raccontano di noi. Il corpo si esprime e rivela armonie e disarmonie, tutte da accogliere e rispettare: danno direzione e senso alla vita. Quando ciò che si disegna sulla pelle non viene da dentro, ma da fuori, come con un tatuaggio? Questo  segno permanente e  violento per imprimere ciò che in quel momento  sembra importante,  potrebbe essere solo espressione dell’Io: qualcosa che ho urgenza di mostrare,  come determinante e definitivo … ma se così fosse non sentirei questa frenesia. Le emozioni profonde, quelle che sono improntate dalla nostra vera essenza hanno altre vie per essere percepite e per mostrarsi. Molti i miti che raccontano le avventure e le disavventure delle funzioni  pelle.


Daniela Cecchi